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Partiamo dal presupposto che i libri tratti da storie vere sono i miei preferiti, perché hanno la capacità di portarmi dentro una realtà che, per quanto terribile e lontana dalla mia quotidianità, è realmente esistita. Mi fanno conoscere storie, persone e verità che altrimenti rischierebbero di essere dimenticate.
Con L’amore mio non muore, Roberto Saviano ci racconta la storia di Rossella Casini, una ragazza di poco più di vent’anni, studentessa universitaria fiorentina, che si innamora perdutamente di Francesco Frisina, uno studente calabrese fuori sede. Un amore travolgente, di quelli che ti fanno credere che tutto sia possibile, persino cambiare il destino di una persona.
Ma Rossella non sa, almeno all’inizio, che dietro l’uomo che ama si nasconde una realtà oscura e spietata: quella della ’ndrangheta. Quando scopre i legami della famiglia di Francesco con i clan calabresi e si ritrova coinvolta nella faida tra famiglie rivali, potrebbe scegliere di andarsene, di tornare alla sua vita tranquilla, di salvarsi. E invece no. Decide di restare, di seguirlo a Palmi, di provare a salvarlo da quel mondo fatto di violenza, vendette e silenzi.
Rossella crede nell’amore. Ci crede così tanto da convincersi che possa scardinare regole radicate da generazioni, spezzare il muro dell’omertà e persino fermare una guerra di ’ndrangheta. Cerca di convincere Francesco a ribellarsi a quel destino, a scegliere una vita diversa, a non lasciarsi inghiottire da un sistema che sembra non concedere possibilità di fuga. Arriva persino a esporsi in prima persona, sperando che la sua determinazione possa cambiare le cose.
Ed è proprio questo che fa più male: la sua convinzione che amare qualcuno significhi anche poterlo salvare.
La storia di Rossella, però, prende una piega tragica. Il 22 febbraio 1981 scompare misteriosamente, dopo aver annunciato il suo ritorno a Firenze. Di lei non si saprà più nulla e il suo corpo non verrà mai ritrovato. Una giovane donna che aveva tutta la vita davanti, cancellata nel modo più crudele per aver creduto nell’amore e per essersi opposta a una realtà che non ammetteva ribellioni.
Leggendo questo libro, ci si rende conto di quanto possa essere devastante il contrasto tra la purezza di un sentimento e la ferocia di un mondo in cui il potere, la vendetta e il silenzio valgono più della vita umana. E ci si ritrova inevitabilmente a chiedersi quanto Rossella abbia visto davvero Francesco per quello che era e quanto, invece, abbia continuato ad amare l’uomo che sperava potesse diventare.
Perché è questo che mi ha colpita maggiormente: Rossella non voleva semplicemente stare con Francesco, voleva salvarlo. Voleva credere che dietro quella famiglia, dietro quelle regole disumane, ci fosse ancora spazio per una scelta diversa. Ma l’amore, pur essendo una forza immensa, non può vincere da solo quando dall’altra parte ci sono persone disposte a tutto pur di difendere il proprio potere.
Saviano ci restituisce la storia di una ragazza che non dovrebbe essere ricordata soltanto come una vittima, ma anche per il suo coraggio, per la sua ostinazione e per aver avuto il desiderio di cambiare qualcosa che sembrava impossibile da cambiare.
È una lettura che fa male, che lascia rabbia e amarezza, soprattutto perché non si tratta di una storia inventata. Rossella è esistita davvero. Ha amato davvero. Ha sperato davvero. E la sua storia ci ricorda che dietro le pagine di cronaca ci sono persone, sogni e vite spezzate.
Un libro che consiglio a chi ama le storie vere, quelle che non si limitano a emozionarti, ma ti costringono a fermarti, a riflettere e a guardare in faccia una realtà che spesso preferiremmo non conoscere.
Perché, a volte, ciò che fa più male non è soltanto sapere come finisce una storia, ma sapere che quella storia è accaduta davvero.
E il corpo di Rossella non è mai stato ritrovato, ma il suo nome, grazie anche a libri come questo, continua a vivere.