“Finché il caffè è caldo” di Toshikazu Kawaguchi

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“Se avessi detto…”, “Se avessi scelto…”, “Se avessi fatto diversamente…”.

Finché il caffè è caldo non è, in fondo, un libro sul viaggio nel tempo. È un libro sul nostro rapporto con il tempo e, soprattutto, con ciò che non possiamo più cambiare.

La possibilità di tornare nel passato o di incontrare qualcuno dal futuro potrebbe sembrare un’occasione per correggere i propri errori, cambiare una decisione o modificare il corso degli eventi. Eppure, nel piccolo caffè della storia, esiste una regola fondamentale: qualunque cosa si faccia durante quel viaggio, il presente non cambierà. Ed è proprio questa regola, apparentemente limitante, a dare al libro il suo significato più profondo.

Ci costringe a chiederci: se non possiamo cambiare ciò che è successo, perché continuiamo a tornarci con la mente?

Spesso viviamo intrappolati nei nostri “se”. Ripensiamo alle scelte fatte, alle parole che avremmo voluto dire, alle persone che avremmo voluto trattenere. Immaginiamo un passato alternativo nel quale, prendendo una decisione diversa, tutto sarebbe andato meglio. Ma il libro sembra suggerire che forse non è così importante sapere come sarebbe andata. A volte, anche scegliendo diversamente, alcune cose sarebbero comunque accadute.

E allora il viaggio nel tempo non serve a cambiare la realtà, ma a cambiare il nostro modo di guardarla.

I personaggi tornano indietro non per riscrivere la propria storia, ma per dire qualcosa che è rimasto in sospeso, per ascoltare una persona un’ultima volta, per comprendere meglio una scelta o semplicemente per concedersi un momento che nella realtà non hanno più. Il passato rimane immutato, ma loro possono tornare nel presente con un peso diverso sulle spalle.

Ed è forse questo il messaggio che ho trovato più bello: non sempre abbiamo bisogno di cambiare ciò che è successo per riuscire ad andare avanti. A volte abbiamo solo bisogno di accettarlo, di smettere di chiederci continuamente come sarebbe potuta andare e di riconoscere che, con le informazioni e le possibilità che avevamo in quel momento, abbiamo fatto la scelta che potevamo fare.

Il libro parla quindi anche di rimpianto, ma senza trasformarlo necessariamente in qualcosa di negativo. Il rimpianto nasce perché qualcosa per noi ha avuto valore. Possiamo ascoltarlo, comprenderlo e lasciarlo andare, senza permettergli di diventare una prigione.

Forse il tempo, alla fine, non ci chiede di tornare indietro. Ci chiede di restare nel presente abbastanza a lungo da viverlo davvero.

E proprio come il titolo ci ricorda, finché il caffè è caldo, abbiamo ancora un momento davanti a noi. Non per cambiare ciò che è stato, ma per scegliere cosa fare di ciò che abbiamo ancora..

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